Non è solo una crisi di risultati internazionali o di bilanci: il calcio italiano sta affrontando una vera e propria siccità generazionale. A confermare un trend che definire allarmante è quasi un eufemismo sono i dati pubblicati da La Repubblica, che mettono a nudo la profonda allergia della Serie A nei confronti dei giovani talenti, con il Napoli a fare da triste capofila di questa statistica.
Napoli, numeri da incubo
Il dato che riguarda il club partenopeo è ai limiti del paradossale: dal 2021 a oggi, il Napoli è la squadra che, a livello globale, ha concesso meno spazio ai calciatori Under 21. In un lustro di calcio giocato, il cronometro dei giovani in maglia azzurra si è fermato ad appena 15 minuti complessivi. Briciole di campo divise tra gli 11 minuti concessi a Cioffi e i soli 4 minuti totalizzati da Zanoli. Un immobilismo che relega la società campana all’ultimo posto mondiale in questa speciale graduatoria, segnale di una strategia che preferisce l’usato sicuro o il talento già svezzato alla scommessa interna.

Un sistema che non rischia
Sbagliato, però, pensare che il problema sia circoscritto al Vesuvio. La tendenza investe l’intero sistema calcio italiano. Anche corazzate come Inter e Lazio fanno registrare numeri impietosi, confermando una difficoltà strutturale nel lanciare i ragazzi provenienti dai vivai o giovani promesse acquistate all’estero. In questo scenario desolante, l’unica società a mostrare una timida controtendenza è il Parma. Tuttavia, si tratta di una “vittoria” di Pirro: il club emiliano, pur essendo il migliore tra gli italiani per l’impiego di Under 21, si piazza soltanto al 190° posto nella classifica mondiale.
Il dato complessivo fotografa un campionato che sta invecchiando e che fatica a rigenerarsi. Se il “prodotto Serie A” vuole tornare a essere competitivo e sostenibile, la questione dei giovani non può più essere derubricata a semplice statistica, ma deve diventare una priorità politica e tecnica per tutto il movimento.