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Napoli, ADL: “Il calcio è vecchio, va rifondato…”

Napoli, ADL: “Il calcio è vecchio, va rifondato…”

In occasione della premiere americana del film Ag4in, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha concesso una lunga intervista alla CBS Sports. Una chiacchierata fiume con il giornalista Marco Messina che ha toccato ogni aspetto del mondo del cinema e del pallone: dalle origini del club nel 2004 alla rivoluzione necessaria per salvare un sistema che il patron definisce “al collasso”.

La genesi del Napoli

De Laurentiis è tornato indietro nel tempo, ricordando quel convulso agosto del 2004 quando, trovandosi a Capri, scoprì il fallimento del club azzurro. Nonostante lo scetticismo della famiglia, decise di tuffarsi nell’impresa: «Misi dei soldi sul tavolo ma acquistai solo un pezzo di carta, non c’erano i giocatori! Non esisteva più niente! L’inizio fu terribile: ho passato ore chiuso negli spogliatoi degli stadi perché la gente voleva aggredirmi! Loro non erano mai stati in serie C. È stato molto difficile, ma per me è stato come il migliore film della mia vita.»

La “Ricetta Conte” e il quarto scudetto

Il presidente ha analizzato la straordinaria cavalcata che ha portato il Napoli dal decimo posto della stagione precedente alla conquista del quarto tricolore, merito soprattutto della scelta di puntare su Antonio Conte, un’amicizia nata dieci anni fa alle Maldive: «L’ho incontrato alle Maldive 10 anni fa, abbiamo fatto il bagno insieme e mi ha affascinato il suo modo di vedere il calcio. Conte è un grandissimo motivatore. Lo si vede nel film, urlava ed era eccitato ogni partita, e chiedeva a tutti quanti di non mollare mai. Perché se ci fosse stato un momento di distrazione, gli altri ci avrebbero mangiato.»

Su Scott McTominay, rivelazione assoluta della stagione, il patron ha speso parole di grande stima: «Scott credo sia davvero un uomo scozzese. Lui è come un attore: elegante, serio, un amico, un bravo ragazzo. Ho incontrato tante persone in 22 anni di calcio, ma Scott ha davvero una personalità pazzesca.»

L’attacco al sistema

Il cuore dell’intervista è stata però la critica feroce alle istituzioni calcistiche internazionali, dalla FIFA alla UEFA, colpevoli di un calendario insostenibile e di un modello di intrattenimento ormai superato per le nuove generazioni: «Il calcio è troppo vecchio, dobbiamo rinnovarlo! I giocatori non possono giocare 70 partite in una stagione, altrimenti si suicidano! Se un giocatore è fuori per un mese dovrebbero darti X soldi, se si fa male per 4 mesi dovrebbero darti Y soldi. Se non può giocare per 1 anno, dovrebbero darti i soldi per farti comprare un giocatore dello stesso livello!»

Il presidente ha poi rilanciato proposte provocatorie per rendere il gioco più appetibile: «La nuova generazione ha la passione ma non la pazienza! Si potrebbero dividere i due tempi, magari 25′ e 25′ consecutivi con il tempo effettivo come nel basket! Oggi nel calcio gli arbitri decidono quanto recuperare… è un’anarchia!»

Il futuro della FIGC

Infine, un commento sulla crisi della Nazionale e sulla gestione della Federcalcio, in vista delle prossime elezioni federali dopo la delusione della mancata qualificazione mondiale: «Non serve un ex giocatore, deve essere qualcuno che possa parlare politicamente con il governo per ottenere qualcosa che non abbiamo mai avuto. Abbiamo bisogno di persone con credibilità, che possano parlare con i ministri e risolvere i problemi fiscali e burocratici!»

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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