Il murale realizzato da Jorit allo stadio Diego Armando Maradona, dedicato alla Top 11 del centenario del Napoli, ha suscitato dibattito e critiche, soprattutto per l’esclusione di Ciro Ferrara. L’ex difensore partenopeo ha espresso il suo disappunto per la mancata inclusione: «Mi è dispiaciuto non essere stato inserito tra gli Undici ideali, anche perché sono un figlio di Napoli e sono il napoletano più vincente nella storia del Napoli».
Ferrara e il trasferimento dal Napoli alla Juve e non solo
Ferrara ha poi chiarito il rapporto con i tifosi rispetto al suo passato trasferimento alla Juventus: «Per fortuna ci sono napoletani e tifosi realisti, che conoscono i fatti che portarono al mio trasferimento e sanno che non hanno mai significato un rifiuto della mia storia e delle mie origini».
Non sono mancate critiche anche sul criterio con cui è stata scelta l’opera: «Se è vero che la decisione finale è stata presa dall’esecutore, penso che si sia persa l’occasione di assumere uno sguardo non contaminato da condizionamenti soggettivi, che avrebbe davvero dato a quest’opera il respiro eterno a cui ambiva». Ferrara ha aggiunto un commento sull’autore del murale: «Rimane, invece, un murale figlio del suo tempo e della mano del signor Ciro Cerullo nato nel 1990, troppo giovane per avere vissuto e compreso quegli anni, e che si è fatto sicuramente guidare dal sentito dire…».
Concludendo, Ferrara ha ribadito con orgoglio la propria identità: «Sono Ciro Ferrara, napoletano di nascita e di sangue. Non serve aggiungere altro».
L’esclusione di Ferrara ha acceso un acceso dibattito tra tifosi e appassionati, confermando come la Top 11 del centenario rappresenti non solo un omaggio ai grandi del passato, ma anche un tema delicato quando si parla di identità e memoria sportiva della città.