Il sole di marzo sembra aver finalmente scacciato le nubi che, per gran parte della stagione, avevano oscurato il rendimento di Alessandro Buongiorno. Il difensore del Napoli, arrivato nel 2024 con l’etichetta di colpo da novanta e pilastro della ricostruzione di Antonio Conte, ha vissuto in questa stagione mesi complicati, lontani dagli standard di eccellenza che lo avevano reso uno dei centrali più ambiti della Serie A. Tuttavia, le ultime prestazioni raccontano una storia diversa: quella di un leader che sta ritrovando la bussola.
Una stagione tra alti e bassi
In questa stagione Buongiorno ha avuto un rendimento altalenante e non certo sugli standard a cui aveva abituato tifosi e non solo. Tra piccoli intoppi fisici e una condizione atletica che stentava a decollare, il difensore è apparso la brutta copia di se stesso. Per lunghi tratti la sua media è rimasta pericolosamente vicina alla sufficienza risicata. Alcune sue prestazioni sotto la media hanno contribuito alla fragilità difensiva del Napoli.
La metamorfosi nelle ultime partite del Napoli
Nelle ultime settimane però qualcosa è cambiato. In particolare, nella vittoria interna contro il Torino e il successo di Verona, hanno mostrato un Buongiorno rinato. I dati delle ultime uscite in campionato parlano chiaro:
-Dominio nei duelli: contro i granata ha registrato un rating d’eccellenza (7.9), dominando l’area di rigore e concedendo pochissimo agli attaccanti avversari.
-Precisione in uscita: la sua capacità di far ripartire l’azione è tornata a livelli d’élite, con una precisione nei passaggi che sfiora il 90%.
-Leadership ritrovata: con il ritorno di elementi chiave come Anguissa a protezione della difesa, Buongiorno ha ripreso a comandare i movimenti della linea, mostrando quella cattiveria agonistica che Conte esige dai suoi fedelissimi.
Sebbene il Napoli debba ancora risolvere il problema dei troppi gol subiti, il recupero di Buongiorno è la notizia più confortante per la volata Champions. Se l’involuzione dei mesi invernali sembrava un segnale d’allarme, il “risveglio” primaverile suggerisce che il difensore azzurro sia pronto a riprendersi le chiavi della difesa e, con esse, anche un posto di primo piano in Nazionale.
Il muro è tornato in piedi: ora resta da capire se basterà a blindare l’Europa che conta.